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Nella biblioteca della Prevostura d’Oulx

25 gennaio 2017 - EVENTI

Un giacimento librario Oltralpino nell’attuale Piemonte

Il Seminario di studi sulla Biblioteca della Prevostura d’Oulx è previsto per il 26 febbraio. Lo stesso si svolgerà in due sessioni.

La prima sull’età medievale con la produzione dello scriptorium ulcense e di quella complementare nelle sedi periferiche (Susa, Rivalta, Saint-Donat-sur-l’Herbasse, Gap, Die).

 

Uno spazio singolare è dedicato alla riproduzione di codici ulcensi e di S. Giusto di Susa, promossa dai Frati Predicatori nel XV secolo, nell’ambito di una ricerca di codici altomedievali presenti nelle Alpi Cozie. Occorre distinguere gli inventari della biblioteca canonicale da quella dei singoli canonici: gli spolia in quest’ultimo caso offrono un singolare materiale inedito a partire dal secolo XIV. Una relazione sarà dedicata alle note di possesso recuperate nei vari fondi e collezioni in Italia e in Francia.

Nella seconda sessione (età moderna) gli inventari della biblioteca  vanno di pari passo con l’archiviazione delle carte giuridiche e la relativa strutturazione dell’archivio ulcense. Il periodo prescelto è quello che va dall’attività del canonico Peralda al definitivo Sommaire del canonico Charles Telmon. Alcune relazioni affronteranno il tema della ‘costruzione’ della memoria storica della prevostura tra Sei e Settecento, sia nella tradizione erudita francese, sia in quella sabauda come nel caso di Pierre Monod (1634).

L’attenzione sabauda verso la prevostura, se si esclude una episodica visita di Amedeo VI a Oulx di ritorno da Avignone con l’attivazione di rimembranze e ricordanze paraliturgiche a favore dei conti, si concentrò sulle dipendenze subalpine e, precipuamente, sul priorato segusino di S. Maria Maggiore. Peraltro in età moderna e postridentina l’offensiva sovranazionale contro le presenze ugonotte su entrambi i versanti delle Alpi riservò e attribuì ai prevosti di Oulx una singolare attenzione da parte del potere sabaudo, soprattutto nelle sue componenti filofrancesi mediate dall’esuberanza clanica dei Birago, onnipresenti e aggressivi. Dopo gli eccessi del vicario ulciense  Jérôme de Birague nel Pragelatese, con il prelato che finì sotto inchiesta per un’accusa di omicidio, fu la stessa Cristina di Francia a intervenire presso il re, suo fratello, al fine di cassare l’inchiesta dopo che lo stesso pontefice aveva liquidato e sanato l’accusa:

 

<< Très cher bien aimé et féal conseiller d’Etat etc. Le sieur Hieronime de Birague grand vicaire et chanoine de l’abaye de S. Laurent d’Oulx par ses soins a retourné la sainte messe à Pragelà, comme en est très bien informé le Roi monsieur mon frère, et a commis beaucoup de choses en ces vallées pour le bien et exaltation de la sainte foi catholique, apostolique, romaine, et entre autres il a fait démolir les temples des hérétiques, lesquels à cette occasion ont attenté sur sa vie. Quoique il l’ ait fait sans ordres de S. M. et parceque un nommé Francois Lardon, hérétique et homme de rien, l’avait offensé en sa reputation et même taché  d’entrer de nuit par les fenètres de sa maison pour tuer, se voyant celui S. Birague maltraité de la sorte il le fit bâtonner et le malheur voulut qu’il mourut d’un coup de bâton qu’on lui donnat sur la tète, et ayant recouru au Pape pour l’absolution de l’ irrégularité, S. S. tant pour la qualité de sa personne étant neveu du cardinal du Birague, grand chancellier de France, que les bons services rendus à l’Eglise non seulement lui a fait gràce de la dicte irrégularité, mais l’a de plus honoré de la qualité de protonotaire apostolique de chambre, tellement que pour pouvoir habiter à son monastère sans étre molesté et pouvoir continuer ses fonctions, il ne lui reste maintenant que l’ abolition de S. M. auprès de laquelle vous ne manquerez de faire à notre nom tous les offices que seront nécessaires pour l’obtenir lui en écrivant à ce sujet la ci jointe et cette ci n’étant pour autre nous prions Dieu de vous avoir en sa sainte garde.  
De Turin ce 26 de juin 1638.
Chrestienne.  >>  
                                                                                  

Il confronto intellettuale e teologico tra canonici e gesuiti, a partire dalla seconda metà del secolo XVII, innova profondamente l’accesso a esperienze culturali esterne alla congregazione ulcense.

I canonici francofoni delle Alpi Cozie del Seicento si oppongono alla confluenza disciplinare del loro ente nell’esperienza riformata di Sainte Genèvieve voluta dal cardinale François de La Rochefoucauld. Essi, mantenendo la loro autonomia, attraggono comunque nuovi soggetti da altri ordini religiosi. Il caso più eclatante è l’arrivo nel 1681 del gesuita Jean Bertet, matematico e astronomo, ma soprattutto  colui che inguaiò Descartes con la diffusione delle memorie cartesiane sulla transustanziazione eucaristica. In quegli anni la biblioteca ulcense attinge in termini numericamente rilevanti all’area di produzione libraria di Lione e del suo collegio gesuita.