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I trattati di Utrecht nella Fenestrelle del Forte Mutin

2 gennaio 2017 - EVENTI

Presso la sala consiliare di Fenestrelle sabato 7 gennaio, in occasione della presentazione del progetto di recupero e valorizzazione del Forte Mutin voluto dal Comune, sarà disponibile il volume sui trattati di Utrecht nelle Alpi Cozie.

L’evento avrà inizio alle ore 17,00. Sarà presente in sala uno dei curatori degli atti, il dottor Piercarlo Pazè.

Negli Atti dei Convegni su Utrecht, freschi di stampa, viene dato grande rilievo alla storia dell’architettura militare, soprattutto nei saggi di Michèle Virol e di Marino Viganò. Con Utrecht 1713 si chiude definitivamente la stagione oltralpina dell’architettura militare sul versante orientale delle Alpi Cozie francofone, mentre inizia la nuova stagione sabauda nel segno progettuale dei Bertola con Exilles, Fenestrelle e la poderosa Brunetta segusina.

Dopo la campagna bellica nell’Alto Delfinato, condotta da Vittorio Amedeo II, dal principe Eugenio e da Enea Silvio Caprara nell’estate del 1692, emerse negli ambienti di Corte e tra i vertici militari francesi la difficoltà a controllare le terre degli escarton di Oulx e Pragelato e le loro fortezze, estreme ma isolate. Rispetto al protagonismo dei Savoia e dei loro alleati nello scacchiere europeo le alte valli della Dora e del Chisone iniziarono a essere avvertite Oltralpe come territori a rischio di marginalità residuale. Ciò fu ancora più evidente dopo la perdita delle fortezze di Pinerolo e di Perosa da parte francese (1696).

Nel 1700 Sébastien Le Prestre, marchese di Vauban, il decano degli architetti oltralpini, visitò Oulx, Exilles e Fenestrelle: da quelle ispezioni ne derivarono alcune valutazioni sconsolate circa la tenuta di quei presidi e la centralità disarmata di Oulx come perno delle direttrici difensive in caso di un attacco sabaudo. La difesa delle valli oltre il Monginevro si sarebbe rivelata anche in seguito problematica. Persino i vertici militari ne erano consapevoli e, in fondo, iniziarono a rassegnarsi a una resa annunciata. Vauban non pensò minimamente di potenziare Exilles o il Forte Mutin: ne corresse alcuni difetti e pensò addirittura di fortificare la prevostura d’Oulx a copertura della confluente valle di Bardonecchia, sul modello di Mont-Dauphin, rivisitando in chiave endoalpina il concetto di difesa in profondità del pré carré.

Non ci fu il tempo materiale per farlo e, soprattutto, non vi era la copertura finanziaria per avviare nuovi cantieri dopo che i Francesi dovettero abbandonare Susa di fronte all’impeto delle truppe guidate dal principe Eugenio (1707). La pressione sabauda verso lo spartiacque montano e le direttrici vallive contermini avrebbe raggiunto presto il suo apice.

Nel 1708 la crisi dell’espansionismo francese, impegnato su troppi fronti, si completò proprio con la conquista sabauda manu militari delle alte valli della Dora e del Chisone che sconvolse il confine orientale del regno di Luigi XIV. Con Utrecht (1713) quelle sarebbero diventate per i Francesi le vallées cedées, ma per i Sabaudi  resteranno per sempre le vallées conquises.

Le Alpi Cozie uscirono stremate dagli eventi bellici che le avevano coinvolte, ma nello stesso anno in cui Exilles e Fenestrelle furono conquistate (1708) un canonico di Oulx, Paul-Claude Boët, più realista del re, acquistava una copia de la Dîme Royale. Quel libro, meglio di qualsiasi altro, chiarisce ancora oggi il profondo solco della crisi morale e sociale in cui si era impantanata l’Europa di primo Settecento e la Francia in modo particolare.

Si tratta di un testo sorprendentemente innovativo che, controcorrente, promuoveva la perequazione fiscale e la soppressione dei privilegi di chierici e aristocratici per rifinanziare l’emorragia delle spese sui fronti di guerra. Scritto da Vauban e uscito,  clandestinamente postumo, in prima edizione nello stesso anno della sua morte (1707) riscontrò per quei tempi un inusuale successo editoriale. Pamphlet sollecitato dal disastro finanziario del Re Sole (e pertanto censurato) fu l’ultima fatica letteraria del Vauban che peraltro non ne curò la stesura definitiva. Il nostro canonico ulcense acquistò pertanto la seconda edizione di un’opera che, sfatando ogni luogo qualunque, ebbe in ogni caso una larghissima diffusione in tutta Europa, mettendo a nudo le criticità dell’assolutismo e dell’espansionismo militare del regno di Francia ancor prima del riscontro aritmetico nel disastro finanziario delle alchimie contabili di John Law.

Tra danni di guerra e crediti inesigibili, il dopo Utrecht non prometteva così nelle Alpi Cozie nulla di buono e il lungo processo di inclusione di quelle terre nella nuova dimensione sabauda non si stabilizzò prima del 1750.

Ma questa è già un’altra stagione e un’altra storia.