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L’alba dell’oligarchia: dall’eresia alla stregoneria

15 novembre 2016 - EVENTI

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I verbali inquisitoriali della Biblioteca Casanatense in Roma, relativi alle terre valsusine e subalpine del Trecento, sono una fonte unica per la conoscenza della società tardomedievale delle Alpi occidentali piemontesi e valdostane.

Si tratta non solo di fonti uniche nel loro genere ma che ancora segnano l’esordio di una tipologia documentaria che fece allora la sua apparizione nelle forme diffuse della memoria scritta europea giuridicamente rilevante.

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Memoria che segnerà da quel momento un lungo percorso per giungere nel Quattrocento alla creazione ex novo del crimine della stregoneria: facurerìe, veneficia e incantationes approderanno in forme pressoché definitive nel crimine originalissimo della mascaria.

Teologi e giuristi costruiscono allora, con pazienza ma con ineguagliabile acribia, un percorso obbligato dove cultura alta e bassa si scambiano cortocircuiti interpretativi e delineano labirinti fattuali delle pratiche quotidiane, in cui il nulla prende forma e diventa senso comune dell’osceno e del pericoloso. La stregoneria diventa il lessico del deviante e dell’inopportuno in una società ‘coercitivamente cristiana’ nella crisi del papato d’età avignonese, ma diventa soprattutto il passe-partout con cui le nascenti élites sabaude e delfinali, a corto di altri argomenti, imbragano e disciplinano i ceti popolari e l’anticonformismo ostinato delle esperienze religiose più tenaci tra la Val Chisone, la Valle della Dora Riparia e le Valli di Lanzo.

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Uomini e donne furono destinati a diventare un bersaglio privilegiato proprio nell’area montana (ma non solo) e quando il duca Amedeo VIII conquistò la tiara pontificia, con il nome di Felice V, quel successo fu elegantemente quanto inesorabilmente ridicolizzato da Enea Silvio Piccolomini (che pontificò col nome di Pio II) il quale giunse a divulgare la convinzione di molti per cui il duca divenne papa grazie alle predizioni di valdesi e stregoni, là dove si celava furbescamente il fatto che la sua autoritaria repressione di ogni anticonformismo nelle terre ducali fu invece la cifra caratteriale che ne favorì l’elezione superando ogni resistenza e ogni concorrenza.

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Nell’area borgognona e francoprovenzale ramassiere divenne sinonimo di strega. Dal primo accenno al volo notturno nelle Alpi occidentali proprio a Condove nel 1403 si diffuse il volo immaginifico delle streghe e dei Valdesi a cavallo di una scopa. Tale stereotipo iconografico prese spunto dalle Ramasses del valico del Moncenisio, secondo una interpretazione attribuibile a Martin Le Franc.

 

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